José Clemente Orozco

ProjectJOSÉ CLEMENTE OROZCO - PROMETEO, 1944 - olio su tela 73,5 × 93 cm - Museo de Arte Carrillo Gil

José Clemente Orozco nasce a Ciudad Guzmán il 23 novembre del 1883. La sua passione per l’arte si manifesta precocemente, così, dopo aver frequentato la scuola per l'Agricoltura e l'Architettura, entra all'Accademia San Carlos di Città del Messico.

A ventun anni perde l’uso della mano sinistra a causa di un incidente che però non compromette la sua attività pittorica. All’inizio della rivoluzione messicana i suoi lavori si caratterizzano per una satira politica e sociale sferzante, ispirata ad esperienze personali.

Alla fine degli anni venti Orozco si trasferisce a New York dove incontra la giornalista Alma Reed, figura fondamentale che si adoperò per promuovere la sua carriera e il muralismo messicano in genere. Negli States riceve commissioni importanti come i murales per il Pomona College di Claremont, California (1930) e per il Dartmouth College nel New Hampshire (1932).

Le opere esposte in mostra ben incarnano il pensiero spesso critico di Orozco riguardo alle violenze di cui fu testimone durante la Rivoluzione Messicana e la Seconda Guerra Mondiale. Ma sono in mostra anche opere dove viene raffigurata la sua interpretazione disincantata delle grandi metropoli americane dopo la depressione economica del ‘29.

A differenza di Siqueiros e Rivera, la figura di Orozco è un esempio della complessità non priva di contraddizioni che ha segnato la rivoluzione messicana e il regime post-rivoluzionario. Le sue opere spesso deridono figure militari, corti di personaggi adulanti e ridicoli che incarnano la sua visione della realtà corrotta della politica. I suoi soggetti comprendono tematiche come la storia, l’educazione, il progresso, l’industrializzazione e gli ideali democratici nei quali l’artista svela una personale lettura dei valori socialisti, realizzati ricorrendo ad un linguaggio moderno, idealizzato e utopico, amaro e sarcastico. Nella sua autobiografia descrive i cambiamenti sociali di quegli anni rivoluzionari come una “mascherata drammatica e barbara” di cui il popolo fu ignaro protagonista.

Tornato in Messico, nel 1936, prosegue la sua opera di muralista presso importanti spazi pubblici, accentuando via via i segni del proprio conflitto interiore attraverso una sempre più astratta concezione della forma. Si spegne il 7 settembre del 1949 a Città del Messico.